JU-JITSU EMPOLI JUNIORES

Sono considerati Juniores tutti i bambini e ragazzi dagli 8 ai 15 anni. Chiunque abbia più di 16 anni si allenerà nel corso degli adulti.

Il valore educativo

Spesso si pensa al Ju-Jitsu, o più in generale a qualsiai arte marziale, come uno sport violento, dove è facile farsi male e dove si sviluppa aggressività. Questo non è affatto vero. Il Ju-Jitsu non è soltanto dare calci e pugni ma è soprattutto educazione e formazione del carattere. Queste caratteristiche sono particolarmente evidenti ed emergono naturalmente quando si lavora con i più giovani.

Ju-Jitsu si traduce con "arte della gentilezza" o "dolce arte"; questo dovrebbe aiutare a dare un'idea di quale sia l'approccio di questa arte marziale: non si affronta la forza cercando di prevalere con ancora più forza ma si approccia in maniera flessibile la minaccia, in modo da controllare la potenza dell'avversario e sfruttarla contro di esso. Chi pensa unilateralmente avrà difficoltà a risolvere situazioni come quelle che si affrontano in allenamento, chi pratica Ju-Jitsu, invece, con gli allenamenti stimolerà il pensiero laterale e abbandonerà la fissità. Gli allievi verranno messi di fronte a situazioni che lo stimoleranno a prendere delle decisioni che dovranno essere adatte alla circostanza, stimolando così la sua responsabilità.

Il Ju-Jitsu quindi lavora sulla mente, allenando allo stesso tempo il corpo. Infatti la Dolce Arte migliora in maniera significativa la coordinazione anche in coloro che non sono dei campioni già in partenza.

Il Ju-Jitsu è un'arte marziale e come tale è una pratica individuale. Ciò apparentemente lo colloca, come validità sociale, sotto gli sport di squadra ma anche in questo caso siamo molto lontani della realtà perché ci fermiamo a una definizione superficiale. Il Ju-Jitsu non è una gara e non stimola la competitività. Per allenarsi i bambini (o ragazzi) devono necessariamente interagire tra di loro ed è assolutamente indispensabile che ci sia fiducia reciproca per poter progredire. Una delle prime cose che vengono insegnate è appunto il "saluto". Il saluto è un inchino e per i Giapponesi era ed è tuttora un modo per tributare rispetto. I praticanti lo eseguono, oltre che verso il maestro, tra di loro come ringraziamento per la possibilità di potersi allenare che il compagno offre loro. Senza il compagno, infatti, l'allievo non potrebbe provare le sue tecniche. Il compagno, dal canto suo, si affida a colui che esegue la tecnica, sapendo che questo cercherà di controllare il movimento per evitare di fare del male. Tutto questo instaura un profondo rapporto di solidarietà tra i praticanti e insegna loro a rispettare e prendersi cura degli altri.

La disciplina infine è fondamentale per il praticante di Ju-Jitsu. Quello che però quest'arte marziale insegna non è annullare la propria personalità quanto piuttosto sapere quali sono le regole e quando è il momento di rispettarle. L'esuberanza non è da condannare, quanto piuttosto da incanalare in certe occasioni e determinate situazioni. Quindi chi sceglie di imparare l'Arte Della Gentilezza non imparerà una serie di regole e cerimonie ma aumenterà la propria consapevolezza e la capacità di autogestione.

Gli allenamenti

Gli Juniores si allenano per una lezione alla settimana della la durata di un'ora e mezzo. Tutte le fasce di età si allenano allo stesso orario ma è probabile che possano sostenere allenamenti differenziati. All'inizio dell'allenamento si effettua il saluto al maestro, ringraziandolo in sostanza perché condivide la propria conoscenza con gli allievi e permette loro di allenarsi. Questo saluto viene effettuato mettendosi in fila per ordine decrescente di colore della cintura come nella foto che è qua sotto. Gli allenamenti sono poi divisi in tre parti:

La prima parte è quella del riscaldamento, in cui si prepara il corpo al lavoro delle due fasi successive in modo da essere più pronti possibili e non

avere risentimenti muscolari. Spesso questa parte può essere fatta sotto forma di gioco, non fine a se stesso ma mirato a determinati aspetti del Ju-Jitsu.

Nella seconda parte vengono fatti esercizi ginnici per migliorare coordinazione, respirazione, fisicità e riflessi. Anche in questo caso ci può essere un approccio più ludico ma mai perdendo di vista l'obiettivo del miglioramento fisico. Il potenziamento fisico non è mai esasperante: gli allievi non si allenano per diventare sollevatori di pesi o per mostrare il fisico al mare. Ogni cosa è mirata a fare unicamente ciò che serve per praticare questa arte marziale e non di più perché comunque l'età dello sviluppo è un periodo delicato. Tutto è calcolato appositamente, con cicli periodizzati di 3 settimane in cui la terza è più leggera per concedere al corpo di riprendersi dall'eventuale affaticamento accumulato. Proprio  anche grazie alla periodizzazione questa eventualità non si è mai presentata.

La terza e ultima parte dell'allenamento è quella che riguarda il Ju-Jitsu più nello specifico. In questo segmento si imparano le tecniche vere e proprie, come si colpisce, le posizioni marziali e i kata (forme). Il programma qui può essere differenziato a seconda delle età. Certe tecniche non sono adatte alla corporatura dei bambini per cui o vengono insegnate solo ai più grandi o vengono comunque eseguite anche se "edulcorate". In questa parte di ora si impara anche come si deve andare a terra per non farsi male. Non si impara quindi a cadere ma si impara a "non cadere" andando a terra. Può sembrare una contraddizione ma non è così. Talvolta l'ultima parte di allenamento può trattare anche della parte sportiva del Ju-Jitsu ovvero quella dei combattimenti. Così come è iniziato, l'allenamento finisce con il saluto al maestro.

Le gare

Il Ju-Jitsu tradizionale non prevede gare ma queste appartengono alla parte sportiva dell'Arte della Gentilezza. Le competizioni non sono obbligatorie e non fanno parte del programma di allenamenti standard, più incentrato sul Ju-Jitsu "classico". Non sono soprattutto il fine ultimo per cui uno junior si allena. Nessun giovane sarà spinto a prendere parte ad alcun confronto ma sarà libero di scegliere, discutendone comunque prima con il maestro. Partecipare a uno dei vari tipi di competizioni che rientrano sotto il Ju-Jitsu deve essere considerato di per sé un traguardo: per farlo, l'allievo sa che dovrà impegnarsi un po' di più dei suoi compagni di corso e inoltre dovrà sottostare allo stress della gara stessa. Non è un percorso adatto a tutti ed è per questo che la partecipazione è essa stessa un premio. A chi deciderà di mettersi alla prova con questo tipo di Ju-Jitsu, verrà insegnato che non è il risultato che conta quanto l'impegno messo sia in preparazione che il giorno stesso del confronto.

I tipi di discipline in cui può gareggiare l'allievo sono due: esibizione e combattimento.

Al primo tipo appartengono le gare di Kata, Enbu e Dimostrazione; al secondo quelle di Kick-Jitsu, Lotta a terra e Submission. Tutte le gare hanno delle categorie di età e di cintura (le prime) o peso (le seconde). Informazioni sui secondi tre tipi di gare le trovate sul nostro sito a questa pagina.

I Kata sono dei combattimenti codificati contro avversari immaginari e gli Enbu sono dei Kata a coppie. Sia gli uni che gli altri fanno parte del programma di Ju-Jitsu tradizionale. Sono ottimi esercizi per migliorare le posizioni marziali, la stabilità, la respirazione e la contrazione. Le gare che li riguardano prevedono la loro esecuzione davanti a una giuria che darà un voto in base ad alcuni

criteri che vengono comunicati nei regolamenti di gara. I principali e più frequenti sono: tecnica, potenza, contrazione muscolare, ritmo ed espressività. Ovviamente anche se esistono dei criteri di valutazione a cui si devono attenere, i giudici sono solo esseri umani e come tali hanno una propria opinione personale che influenzerà il giudizio.

Le Dimostrazioni, o semplicemente "Demo", sono dei combattimenti coreografati che si eseguono in gruppi da 2 a 4 persone accompagnati da una musica. A differenza di Kata e Enbu, che come già detto sono codificati, nelle gare di Dimostrazioni è la squadra, "Demo Team", che si occupa di scegliere le tecniche che eseguirà. I criteri di giudizio sono gli stessi delle gare precentemente spiegate a cui se ne aggiungono due caratteristici di questo tipo di gara che premiano le scelte fatte: l'appropriatezza della musica e la difficoltà delle tecniche.

Gli esami

Gli esami non sono dei punti di arrivo. L'apprendimento del praticante dei Ju-Jitsu, il Jutsoka, non ha mai fine. Lo junior però si trova in un'età in cui è impaziente per tutto e, nonostante i suoi miglioramenti siano costantemente sotto gli occhi del maestro, ha bisogno di sentirsi esso stesso più "esperto".

Il colore della cintura diventa sempre più scuro, fino al nero al salire di grado. Dare una cintura superiore al giovane Jutsoka significa premiarlo per i suoi sforzi e la sua costanza e dimostrargli che i suoi miglioramenti sono reali e tangibili. È in sostanza un modo per gratificarlo. Per guadagnarsi la nuova cintura l'allievo dovrà dimostrare, a  una commissione fatta di persone diverse dal proprio maestro, quello che ha imparato nei 6 mesi o nell'anno (a seconda del colore della cintura) trascorsi dall'esame precedente. Non gli verrà chiesto niente di diverso da ciò su cui ha lavorato durante quel periodo di tempo.    L'eseguire il lavoro standard degli

allenamenti davanti a persone sconosciute genera in tutti i praticanti uno stress che va tenuto sotto controllo; il modo in cui questo viene fatto è valutato insieme alle altre cose durante l'esame.

Chi supera la prova, si guadagna il diritto di poter indossare la cintura di un livello più alto. Questo diritto acquisito viene simboleggiato nella cerimonia di investitura in cui il maestro toglie la vecchia cintura, la getta a terra e mette la nuova all'allievo.

Gli orari
 GIOVEDÍ 18:00-19:30
SOSPESO

(c) 2015  JU-JITSU EMPOLI. Creato e sviluppato da Francesco De Leonardis.

Contenuti by Francesco De Leonardis, Daniele Bonamici e Paolo Scarpi