L'ABBIGLIAMENTO

L'abbigliamento che un praticante di Ju-Jitsu, o Jutsoka, utilizza durante i suoi allenamenti è composto di due indumenti tradizionali: il DOGI, chiamato anche comunemente Kimono, e l'OBI, cioè la cintura. Sul Dogi non ci sono restrizioni sul colore o sullo spessore del tessuto, anche se è consigliabile averne uno abbastanza spesso per evitare che si rompa. Il colore dell'Obi invece non è opzionale ma va guadagnato con la pratica.

Un terzo indumento, la Hakama, non fa parte dell'abbigliamento per gli allenamenti ma può comunque essere usato per gare o cerimonie.

DOGI

Il Dogi (si legge "doghi") prende il nome da Do=via e Gi=abbigliamento. È l'uniforme che ogni  Jutsoka indossa. Dogi, o anche solo Gi, è un nome generico per qualsiasi tipo di queste uniformi; a seconda dell'arte marziale per cui è pensato, si aggiunge il nome di questa disciplina davanti alla parola Gi: Jujutsugi per il Ju-Jitsu, Judogi per il Judo, Karategi per il Karate, ecc.

Nessuno ne conosce le esatte origini anche se è abbastanza chiaro che Jigoro Kano, il fondatore del Judo, sia coinvolto nel suo sviluppo; nonostante questo tipo di uniforme di allenamento avesse dei precedenti, sembra che fu proprio lui a renderlo popolare: quando fondò il Judo, decise che tutti i suoi praticanti indossassero queste divise di cotone bianche e pesanti. Come il suo stesso Judo, il Judogi era probabilmente un'amalgama di quello che per Kano fosse più logico, pratico o semplicemente migliore, dell'abbigliamento atletico giapponese e occidentale. Invece che la Hakama, optò per un paio di pantaloni e una giacca che potevano essere strattonati e tirati senza che si rompessero. Questa semplice divisa bianca era sia pratica che filosoficamente compatibile con il suo concetto del Judo moderno: un tentativo di sport in stile occidentale che nondimeno contenesse alcuni elementi dello Shugyo giapponese tradizionale, il severo allenamento fisico e mentale. Così il Judogi era semplice, austero, resistente e senza nessuna ostentazione. In seguito il Gi bianco diede vitaa ad altri tipi di Gi: il Gi blu, quello con le strisce, quello con delle estensioni per legarlo con la Hakama, uno più leggero per il Karate e anche uno con le estremità nere per i praticanti di Tae Kwon Do coreano.

I motivi per cui Kano scelse il bianco non sono chiari. Un motivo potrebbe essere quello igienico, dato che il colore bianco fa notare di più se un indumento è pulito o no. Facendo così, i praticanti erano spinti a lavare il Dogi più spesso. L'altro motivo potrebbe essere quello estetico: un abbigliamento semplice permette di concentrarsi meglio sul punto principale dell'allenamento, il Budo.

Il Dogi si indossa con il bavero sinistro su quello destro. Il contrario, destro su sinistro, viene usato solo per vestire i morti.

OBI
Black Obi Flat Knot

L'Obi è la cintura con cui si tiene insieme la parte superiore del Dogi. Il colore della cintura indica il grado che ha chi la indossa: il bianco o un colore diverso fino al marrone compreso significano un Kyu, cioè un "sottolivello". Più un Jutsoka sale di livello e più il suo Kyu diminuisce, fino al primo Kyu (cintura marrone). All'aumentare del livello, l'Obi avrà un tono mano a mano più scuro. Cinture nere o bicolori indicano i dan o livelli veri e propri che, al contrario dei Kyu, crescono all'aumentare del livello. Non esiste il grado 0.

KYU
DAN
​BIANCO

Non è un vero Kyu, un principiante ha automaticamente  la cintura bianca.

​GIALLO

VI Kyu

​GIALLO

VI Kyu

​ARANCIONE

V Kyu

​NERO

I e II Dan

​BLU E BIANCO

III e IV Dan

​ROSSO E BIANCO

V e VI Dan

VERDE

IV Kyu

​ROSSO E NERO

VII Dan

​BLU

III Kyu

VIOLA

II Kyu

​MARRONE

I Kyu

HAKAMA

La Hakama è una specie di gonna a pieghe che si indossa sopra i pantaloni e normalmente cade fino alle caviglie. In origine era un indumento solo maschile, indossato dai nobili, ma successivamente fu indossato anche dalle donne e gli altri ceti sociali.

Nella pratica del Ju-Jitsu non è previsto l'uso della Hakama ma il suo utilizzo è in genere consentito nelle gare di Kata, Enbu o dimostrazione. Le colorazioni più comuni che si ritrovano nelle arti marziali sono il nero e il blu

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Contenuti by Francesco De Leonardis, Daniele Bonamici e Paolo Scarpi